Diventare più creativi: un processo in 4 fasi

Spesso mi chiedono come si può diventare più creativi, avere idee originali e soprattutto farlo in maniera prevedibile.

Se la domanda è facile, la risposta invece non lo è affatto.

Provo a dipanare la matassa aggrovigliata.

Che io sappia, non esiste un metodo sicuro al 100% per produrre a comando un’idea di spessore.

Non è un caso che gli antichi invocassero l’aiuto della Musa ispiratrice.

L’ispirazione creativa un giorno c’è, e poi scompare per settimane.

Un giorno sei un vulcano di idee, il giorno dopo ti sembra di avere la nebbia al posto del cervello.

C’è qualcuno che ha provato a capirci qualcosa della creatività?

Ti presento un libro che forse più di altri ha mostrato un metodo per avere idee originali in modo abbastanza prevedibile.

The Breakout Principle, di Herbert Benson, prova a fornire un processo creativo valido, basato su dati scientifici.

Prima di vedere il processo concreto per diventare più creativi, dobbiamo sgomberare il campo da una mistificazione.

La creatività non è definibile all’interno di un frame

Una cosa che mi affascina molto di un atto creativo autentico, è che oltre a creare un oggetto originale, spesso la creatività sviluppa un metodo innovativo, non previsto da nessuno.

Questo significa rompere un frame pre-esistente, per crearne uno nuovo.

Con Pulp Fiction, Quentin Tarantino ha dato vita a uno stile nuovo, non ha realizzato solo un film.

L’avvento dell’iPhone, oltre a essere un oggetto innovativo, ha cambiato per sempre il nostro modo di frequentare il digitale.

Con una piccola trasformazione organizzativa, far muovere l’automobile e non l’operaio, Ford ha cambiato il modo stesso con cui concepiamo la produzione industriale.

Sono esempi troppo grossi e fuori dalla nostra portata?
Niente affatto, perchè il discorso vale anche nel piccolo.

Un sociologo tedesco ha inventato un modo più efficace di scrivere note, il Metodo Zettelkasten.
La gelataia sotto casa mia, con tanta passione e ingegno, ha proposto un gusto di gelato inventato da lei. Un successo strepitoso basato sull’unicità di quel gusto che si poteva trovare solo lì.

La WD-40, al quarantesimo tentativo (da cui il nome), ha trovato la formula giusta per il suo prodotto lubrificante, sbloccante e chissà-cos’altro-può-fare quella diavoleria magica.

L’autentica creatività fa tremare i polsi. Perchè bisogna incamminarsi su un sentiero che nessuno ha percorso prima di noi e avere la forza di percorrerlo.

Se non si fa questo, non vale nemmeno parlare di creatività. Seguiamo il libretto di istruzioni e fine della storia.

Il processo per migliorare la propria creatività

Torniamo al libro che ti accennavo prima, The Breakout Principle.

L’autore individua quattro fasi che tutte insieme compongono un processo solido.

Se ti stai chiedendo se funziona o meno, da quando ho adottato il processo esposto nel libro, ho migliorato molto la mia capacità di avere intuizioni degne di nota.

Fase 1 – Sforzo

La prima fase è dare da mangiare alla nostra mente.

Di fronte a un progetto sul lavoro, a un esame impegnativo, a qualsiasi evento richieda il nostro miglior pensiero, dobbiamo iniziare la fase di acquisizione di nuova conoscenza.

Non possiamo avere idee nel vuoto, ex nihilo nihil dicevano quelli che si occupavano di queste cose.

Per avere un’idea, occorre un sostrato di suggestioni. Questa è la fase dello struggle, lo sforzo.

Metteremo le nostre mani su molte cose. Un libro, un blog online, un paper scientifico, un podcast, un video su YouTube, la pagina social di un divulgatore, e così via.

Quando entro nella fase di struggle, lo posso fare secondo due modalità distinte.

La prima modalità è acquisire conoscenza per rispondere a una domanda. Quindi faccio ricerca mirata. Sono focalizzato come un laser per cercare risposte alla mia domanda.

La seconda è una ricerca più libera. Mi lascio trasportare dalla curiosità, dalla fantasia (“Come sarebbe, gli adulti non hanno più la fantasia”) o dalla meraviglia data dal “conoscere per conoscere”.

Ma leggere o guardare un video non è abbastanza. Fare solo quello ci darà l’illusione della conoscenza.

Se incontro un’idea promettente e su cui voglio tornare, comincio a farmi delle note e archiviarle nel mio “zibaldone” personale.

Non credere di ricordare quella idea promettente o quel fatto interessante. Non li ricorderai, fidati.

E’ obbligatorio scrivere tutto quello che riteniamo rilevante in una o più note.

Fase 2 – Rilascio

Questa è la fase del rilascio.

L’idea è che dopo una lunga fase di sforzo, la nostra mente non ne possa più.

La mente ha dato tanto e prolungare la fase di sforzo produce effetti sempre più piccoli, se non addirittura avversi (stanchezza, burnout, stress).

L’atto creativo non avviene quando la mente è stanca.

In questo senso, l’etica del lavorare fino allo sfinimento tutto il giorno per tutti i giorni, sbaglia clamorosamente approccio.

Se facciamo lavoro intellettuale intenso, abbiamo bisogno di una pausa.

Ma attenzione. Per “pausa” non intendo fiondarsi a scrollare i social o iniziare una maratona di Netflix sul divano.

La fase del rilascio prevede di alzarsi e fare una attività rilassante, normale, senza pensieri.

Una camminata va bene. Esercizio fisico leggero va bene. Riordinare la stanza va bene. Andare a bere un caffè al bar va bene. Fare giardinaggio va bene.

In questa fase, devi spegnere il cervello e rilassarti.

Non male, dai, sembra un compito tutto sommato fattibile…

Sai qual è la cosa migliore?

Che rilassare la mente ci prepara ad essere più creativi.

Non è che ogni tanto la cosa funzioni e ogni tanto no.

Se inizi a fare questa routine di “sforzo e rilascio”, ti accorgerai che nella fase di rilascio comincerai ad avere idee brillanti con costanza.

Sistematicamente.

Già, perchè stiamo per accedere alla terza fase, il momento della chiarezza.

Il momento in cui avviene la magia.

Fase 3 – Insight

Quando si parla di creatività, quasi sempre si sta parlando in realtà di questa terza fase.

Hai presente quando all’improvviso ti viene in mente un’idea?

O arrivi a intuire la soluzione di un problema?

O fai un collegamento inaspettato unendo due concetti diversi?

O quando sei sotto la doccia e ti viene in mente quella frase che avresti voluto dire di fronte ad un collega ma che non ti è venuta?

Ecco, in quei momenti hai sperimentato quello che in gergo tecnico si chiama insight, intuizione o anche epifania di apprendimento.

E’ il momento della improvvisa chiarezza mentale, in cui un’idea bella e definita emerge da chissà dove.

E’ il momento “eureka!”, il momento di illuminazione che ordina i pensieri, chiarisce le soluzioni, mostra idee originali.

L’epifania di apprendimento non è riservata a menti geniali, artisti o creativi fuori dal comune.

Con la giusta preparazione (ovvero i momenti di sforzo e rilascio) è un’esperienza che possiamo fare tutti.

Un’esperienza unica, un picco nelle nostre capacità intellettive.

Fase 4 – Normalità accresciuta

La quarta e ultima fase prevede un ritorno all’inizio del ciclo.

Ma non saremo gli stessi di prima. Diciamo che le fasi precedenti, e in particolare l’epifania di apprendimento, ci hanno permesso di potenziare le nostre abilità.

Siamo diversi da prima e ora la nostra capacità di capire il mondo che ci circonda è aumentata.

Rispetto a come eravamo prima, la nostra azione sarà un pochino più sicura e la nostra visione sarà un pochino più approfondita.

Ora non resta che ripartire dall’inizio con un nuovo ciclo: “sforzo, rilascio, insight, normalità accresciuta” (nel libro queste fasi sono chiamate struggle, release, insight, new normal).

Non tutti gli insight saranno da premio nobel, ma tutti gli insight che abbiamo ci aiuteranno a essere più creativi.

Potrebbe anche essere molto banalmente una intuizione su come organizzare lo scaffale in lavanderia.

Ma resta comunque un momento magico, di chiarezza, di creatività autentica.

E l’effetto si somma nel tempo, come per l’interesse composto.

Più insight hai, più sarà facile averli. Più conoscenza hai interiorizzato, più sarà facile conoscere.

L’ultimo tassello della creatività

Il processo descritto dal libro The Breakout Principle è veramente notevole.

Ti esorto a provarlo sulla tua pelle. Le mie parole di questo articolo sono un invito.

La vera acquisizione però può essere solo tua. Può avvenire solo se sperimenti direttamente, personalmente e visceralmente le quattro fasi.

Allora ti sarà tutto più chiaro.

Ma ora voglio parlarti di un’ultima considerazione.

Se è vero che il processo descritto dal libro è permette di avere buone idee, è altrettanto vero che manca un tassello finale.

Per come sono fatto io, la capacità di generare idee originali si deve accompagnare – ecco il punto – alla capacità di metterle in pratica.

Tutti abbiamo buone idee, ogni giorno. La differenza decisiva è prendere un’idea e realizzare qualcosa di concreto.

Allora sì che la nostra vita potrà iniziare a prendere una direzione diversa.