Perdurazione

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Le opere di Michelangelo sono giustamente celebri in tutto il mondo da diversi secoli.

Un tipo che ci sapeva fare quel Michelangelo.

Le sue opere che mi emozionano di più non sono quelle famose, come il David o la Cappella Sistina.

Sono opere diverse. Particolari.

Sto parlando dei Prigioni. Conosciuti anche come il “non-finito” di Michelangelo.

Sono statue abbozzate.

La figura sta lottando per emergere dal blocco di pietra.

Guarda che oggetto affascinante:

Michelangelo, Schiavo che si ridesta (Fonte)

C’è crudezza in queste statue, non finitura.

C’è lavoro, non risultato.

C’è tensione, non pace.

Il non-finito di Michelangelo non mi affascina per motivi artistici, ma per l’idea che esprime.

C’è una statua abbozzata, ma a me viene in mente un’altra cosa, un’idea che cerca di emergere.

Un’idea di spessore ha bisogno di tempo per emergere.

All’inizio è grezza.

L’idea emerge lentamente dall’indistinto.

Va scolpita.

Affinata.

Lavorata.

Testata.

Lo sviluppo di un’idea è un processo mediato, non un’intuizione immediata.

Non è un colpo di genio, ma il lento lavoro dell’artigiano che dura giorni, mesi o anni.

Abbiamo tutti delle idee. Ma solo chi è disposto a fare il lavoro lento, paziente, poco appariscente può davvero far fiorire qualcosa di innovativo.

Io la chiamo la perdurazione.

Uno stato di persistenza in cui affiniamo sempre di più un’idea.

La testiamo mettendolo alla prova.

La cozziamo contro la realtà per vedere se si rompe.

La aggiustiamo per adattarsi.

E non credere che questo discorso di testare un’idea sia qualche cosa di astratto.

Questa è già una strategia che si può applicare da subito e che molti non conoscono. E se la conoscono, non la capiscono. E se la capiscono, non la mettono in pratica perchè mollano subito.

Il pensiero profondo avviene quando ci si ferma nella difficoltà per un periodo di tempo abbastanza lungo per permettere la formazione di nuove strutture.

Non ci sono tecniche migliori per pensare meglio.

Un saluto!
Leonardo Bugada

P.S.

Ho studiato filosofia a Milano, poi finita l’università ho vissuto per un po’ a Londra.

Sembra due vite fa.

Sono ritornato a Mantova quando ho trovato una supplenza come insegnante di filosofia.

La provincia italiana però può diventare assai monotona nelle sue giornate paciose e sempre uguali.

La mia indole non è quella di stare sul divano.

Dovevo inventarmi qualcosa.

E così ho avuto un’idea.

Ricordo di aver pensato “La scuola elementare vicino a casa mia è un edificio gigante, che dalle 13 in poi resta vuoto. Se ci facessimo qualcosa mentre i bambini non ci sono”?

Ero andato dalla dirigente scolastica.

Le avevo mostrato il mio progetto e lei aveva accolto la proposta.

Bene, la mia idea stava prendendo forma!

Volevo aprire una scuola serale per adulti.

Proporre corso di formazione di varia natura, dalle lingue alla sartoria.

Ma c’era un ostacolo non proprio piccolo. Non avevo un quattrino.

Come pagare gli insegnanti?

Avrei proposto loro un tipo di contratto basato sul numero di studenti.

Il corso parte solo con un numero minimo di studenti.

Se il corso parte, poi si dividono le entrate.

La proposta fortunatamente piaceva ai miei futuri insegnanti.

L’idea si articolava sempre più, ramificandosi in diverse direzioni e risolvendo problemi.

E così, nel 2013 nasceva il Pensatoio.

C’erano molti studenti iscritti ai corsi.

Diversi insegnanti che credevano nel progetto.

E dietro le quinte facevo tutto io.

Un’esperienza piccola ma significativa.

Il fondatore Leonardo Bugada
Qua sto presentando dei corsi al Pensatoio

Gestire il Pensatoio mi ha insegnato a parlare con le persone.

A fare pubblicità online e offline.

A proporre percorsi di formazione interessanti.

A tenere una newsletter di aggiornamento per la mia mailing list.

L’idea aveva radici solide e tutte filava a gonfie vele.

Ho proposto corsi così particolari che il Pensatoio è finito sul Corriere:

Insomma, un’esperienza davvero bella e formativa.

Poi purtroppo ho dovuto fermare tutti i corsi per il lockdown, inviando comunicazioni ai nostri studenti di chiusura totale di ogni scuola.

Finito il lockdown, non sono più ripartito con il Pensatoio. Un vero peccato.

Ma in ogni caso è stata un’esperienza molto formativa, per i miei studenti ma soprattutto per me.

Ho capito la tenacia di portare avanti un’idea e di affinarla strada facendo.

Nulla va perso e anche l’esperienza del Pensatoio mi è servita per altre iniziative che ho avviato, compresa questa di Studiare in Pantofole.