L’àncora e il delfino
Questo articolo è apparso originariamente nella newsletter di Studiare in Pantofole. Se desideri imparare a ragionare meglio, puoi iscriverti qui.
Un mio piccolo ma persistente interesse riguarda i libri.
Non intendo il libro come contenuto da leggere, intendo proprio l’oggetto libro.
Mi incuriosisce tutto di un libro.
La copertina, il colore, l’impaginazione. Chi è l’editore, dove è stato stampato il libro, che odore ha. Che carattere è stato scelto, di che dimensione, qual è l’interlinea tra le righe.
E poi c’è la cosa più importante. Una serie di scelte stilistiche che portano alla fatidica domanda.
Le pagine del libro invitano alla lettura o spaventano?
Guarda la prossima immagine.

E’ presa da The war of art di Steven Pressfield, uno scrittore e sceneggiatore americano.
E’ una pagina che invita lo sguardo a fermarsi e scoprire cosa contiene.
Ha uno stile molto pulito, spazi bianchi in abbondanza, font azzeccato.
Sono un po’ malato di queste cose, ne sono perfettamente cosciente.
Un breve inciso.
Sul sito di Studiare in Pantofole, che ho realizzato io di mio pugno, cerco di rievocare la stessa atmosfera di un buon libro.
Con alcune scelte di design, voglio attirare un tipo di lettore che non si spaventa a leggere un testo più lungo di un sms.
Ma torniamo a noi.
Un editore che ha fatto la storia del libro è Aldo Manuzio.
Editore a Venezia durante il ‘500, Manuzio ha di fatto inventato il libro moderno.
Ha avuto un’influenza culturale enorme.
A lui si deve l’invenzione del corsivo, che nei moderni software di scrittura è chiamato italic, proprio per l’influenza secolare della editoria manuziana.

G. Patota, professore ordinario di linguistica a Siena, lo definisce “Il più grande editore della storia” (fonte Treccani).
Ebbene, cosa faceva ogni volta che pubblicava un libro “il più grande editore della storia“?
Manuzio stampava all’inizio di ogni pubblicazione la sua marca.
Si tratta di un logo particolare, un’àncora e un delfino.
(completa la marca il nome di Manuzio diviso in due tronconi, “Al” “Dus”).

Che significato hanno questi simboli?
Non lo sappiamo di preciso, possiamo solo ipotizzare.
Io ho la mia visione.
Mi piace pensare che Manuzio ci stia mostrando una cosa fondamentale.
Per conoscere davvero qualcosa, per diventare esperti di qualcosa, per avere il guizzo creativo (delfino), dobbiamo avere una struttura sottostante (àncora).
La creatività può svilupparsi solo se seguiamo un metodo.
Il falegname può creare un mobile nuovo se padroneggia le tecniche, gli strumenti e sa cosa deve fare durante le ore in laboratorio.
Lo scrittore può creare un’opera se sa come fare ricerca, come scrivere, come editare.
Un imprenditore può generare profitto se sa come si lancia un prodotto, come si fa una ricerca di mercato, come si parla con una agenzia di comunicazione per fare advertising.
Nel momento in cui ti fidi del sistema, allora lasci andare le preoccupazioni su cosa devi fare, e cominci a creare.
Cominci a sentire sicurezza nelle tue capacità.
Dalla sicurezza interiore emerge la tua voce. Autentica. Originale. Forte. Non più spaventata. Non più disperata di riconoscimento esterno.
Senza àncora, non vi è delfino.
Senza radici salde, l’albero rischia di essere abbattuto dal vento. Per paura la sua chioma non può che restare piccola.
Senza una struttura che ci permetta di essere solidi, non resta che conformarsi a quello che vuole la massa.
Senza metodo non vi è creatività profonda, ma solo conformismo.
Un saluto!
Leonardo Bugada

