La tesi ti sta uccidendo? Leggi qua

La tesi ti sta uccidendo, ma non sei in solitaria.

Sentimenti assai negativi si aggirano nelle università italiane.

Ansia, demotivazione, timore, mancanza di senso.

Soprattutto al termine del percorso universitario. Quando manca ormai solo la tesi, a un passo dal traguardo, ecco che arriva l’apice dei sentimenti negativi.

Sempre di pessimo umore, incapace di quella grinta che lo ha contraddistinto durante i primi anni di università, il nostro studente si aggira come uno zombie tra la camera da letto e la cucina.

A volte esce anche, ma nemmeno gli amici lo possono consolare.

Un pensiero fisso è piantato nel suo cervello come un chiodo nella carne.

Bisogna scrivere la tesi.

Bisogna proprio mettersi giù e trovare un bell’argomento. Leggere articoli, paper e libri. Infine produrre un testo originale.

Ma questa operazione, che sembra così naturale, al nostro studente sembra una parete verticale impossibile da scalare.

Persino il relatore ci mette del suo per generare problemi.

Dovrebbe essere il primo degli aiuti, una guida autorevole, un maestro che indica la via al suo allievo.

E invece spesso diventa un ulteriore ostacolo. Spesso i relatori sono vaghi, non danno indicazioni chiare, non sono quelle guide pronte a rispondere ai dubbi dello studente.

In alcuni casi non rispondono nemmeno alle email. Ho sentito di relatori che litigavano furiosamente con i propri studenti. Altri che si sono appropriati bellamente del lavoro di ricerca di anni dei loro studenti.

No, così non va bene.

Il risultato? Quello che dicevo all’inizio: ansia diffusa, demotivazione, attacchi di panico.

Ho preso due lauree e un master, sono un docente che ha aiutato ormai centinaia di studenti nel loro percorso formativo.

So cosa significa intraprendere un lavoro di ricerca importante, come una tesi.

L’ansia è un sentimento che si manifesta quando sentiamo che c’è in gioco qualcosa di importante.

Se non fosse importante, non proveremmo nemmeno ansia, nè preoccupazione.

La cosa più sensata da fare per superare l’ansia, ritrovare la motivazione, scoprirsi di nuovo grintosi, è di intraprendere i passi necessari per prepararsi.

A cosa? A centrare l’obiettivo.

Anche per la psicologia l’ansia è qualcosa che si può efficacemente superare grazie a un percorso strutturato di preparazione all’obiettivo finale.

L’ansia è un sentimento che di solito si manifesta quando c’è qualcosa di veramente importante per noi.

Pertanto, se sentite che una situazione potrebbe rendervi ansiosi, è segno che dovreste prepararvi ad affrontare l’evento.

Perciò, se volete combattere l’ansia e trasformarla in un punto di forza, è consigliabile prepararsi con largo anticipo a questa sfida o situazione.

Un modo per farlo è pianificare in anticipo e seguire una routine quotidiana.”

(https://www.guidapsicologi.it/articoli/come-combattere-lansia-e-trasformarla-in-forza-7-chiavi-per-riuscirci)

Quindi al bando le scorciatoie, non sono la soluzione, ma un peggioramento del problema stesso.

Non è tanto prendere scorciatoie con servizi di scrittura tesi o tentare di fare la tesi il più velocemente possibile.

Non sto parlando nemmeno di usare chatGPT e farsi fare la tesi dall’intelligenza artificiale.

Usare queste scorciatoie ti renderebbe ancora più ansioso, perchè sotto sotto sapresti benissimo di aver dovuto barare per raggiungere il tuo obiettivo.

Il tuo inconscio ti manderebbe un messaggio devastante: sei dovuto ricorrere a mezzi illeciti perchè da solo non ce la fai.

No. Serve un altro tipo di approccio.

L’ho visto accadere sempre nelle persone. Sono migliorate tanto dopo aver capito di cosa si tratta e messo in pratica questa nuova prospettiva.

E il loro inconscio mandava un messaggio molto più positivo al resto del corpo e della mente. Di caparbietà, di forza, di energia.

Negli anni ho sviscerato i processi essenziali che favoriscono la scrittura di una tesi e che massimizzino le potenzialità di scrivere una tesi interessante, argomentata e abbia una marcia in più.

Ma prima ti devo parlare di un problema che accomuna tanti studenti. Non siete soli. Forse è il caso che le università comincino a darsi una mossa.

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