Commonplace book, zibaldoni e altri sistemi per gestire la conoscenza
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Gestire con cura letture, informazioni, riferimenti è fondamentale per l’apprendimento.
Ma la nostra memoria spesso non ci aiuta a ricordare con precisione il mare incessante di informazioni che incontriamo ogni giorno.
Scommetto che non sai dire cosa hai letto solo tre giorni fa. Hai già dimenticato tutto.
Non è così?
Non dobbiamo necessariamente diventare grandi filosofi o scienziati.
Ma quello che hanno fatto alcuni grandi autori ci ispira e ci indica la strada per affilare come un rasoio la nostra mente.
Tutti quelli che hanno avuto successo lavorando con la conoscenza, hanno seguito una qualche sorta di PKM, di Personal Knowledge Management.
Si può dire che la qualità della loro conoscenza non sia dovuta alla genialità della loro mente, ma alla capacità di organizzare in modo sistematico idee, concetti e contenuti.
Un motore ben funzionante per produrre idee originali.
Ogni parte del motore diventa un elemento vitale di un sistema per ricercare, classificare e generare contenuti che ci rendano orgogliosi, sicuri di ciò che stiamo facendo e che anche i nostri lettori trovano assolutamente interessanti.
La forma minima di un PKM: gli appunti personali
Non pensare in modo troppo complicato. Anche tu stai usando un Personal Knowledge Management. Sono gli appunti che hai preso durante le lezioni, ad esempio.
In genere, non si tratta di un vero e proprio sistema.
Si scrive, si fa qualche schema e l’appunto è fatto. Io ho applicato questo PKM primitivo per molti anni, forse troppi.
Come avrei voluto che qualche docente si fosse preso la briga di indicarmi queste cose a suo tempo.
Già a partire dagli appunti, comunque, si possono fare dei passi in avanti.

Un metodo particolarmente efficace per prendere appunti è il Metodo Cornell, elaborato dalla Cornell University.
Forse ne avrai sentito parlare. Si tratta di prendere smart notes come dicono loro sulla loro pagina di presentazione del metodo.
In ogni caso, un appunto è ancora un atomo slegato da altri atomi informativi.
Ma per fare un salto di qualità serve una rete di atomi. Un sistema di conoscenze.
Cominciamo a combinare gli atomi in strutture più complesse. Entriamo in punta di piedi nel concetto di sistema personale di conoscenza.
Registrare le idee come forma di conoscenza. La nascita dello Zibaldone e del Common-place book
Magari hai ricordi delle superiori. Lo Zibaldone è un famoso libro di Leopardi.
Ma non si tratta di un’opera destinata alle stampe. Già, perchè lo Zibaldone di Leopardi è la raccolta dei suoi appunti personali.
Guarda una foto del suo Zibaldone. Se ti sembra un moderno diario personale, il motivo è perchè è un moderno diario personale.

Il concetto di Zibaldone non l’ha elaborato Leopardi, ma risale al Medioevo. Si trattava di un quaderno su cui segnare proverbi popolari, luoghi comuni, libri da leggere, frasi in latino dei classici romani, e così via.
Lo scopo era di raccogliere in un unico luogo (topos in greco, locus in latino, place in inglese) il sapere che interessava al proprietario dello Zibaldone.
Anche in ambito anglo-sassone si diffonde questo modo di fare ricerca. Anzi, l’uso dei cosiddetti common-place books verrà insegnato nelle migliori università inglesi e americane fino al XX secolo.
Qualcosa vorrà dire, no?
Se vuoi approfondire l’argomento per cultura personale e per farti ispirare, ti suggerisco una pagina di Wikipedia fatta molto bene: https://it.wikipedia.org/wiki/Commonplace_book
Come far fruttare ciò che si studia. Il metodo di John Locke
Il problema dei Common-place books era ritrovare uno specifico appunto proprio quando serviva. Ed è qui dove entra in gioco un personaggio curioso.
John Locke, filosofo e scienziato inglese del ‘600, elabora un indice di tutte le sue note. Lo scopo del suo indice era di ritrovare facilmente una nota attraverso un sistema alfa-numerico.

Il problema affrontato dal filosofo era di creare un indice a prova di futuro. Ovvero un indice che fosse aperto ad accogliere le nuove note che si sarebbero aggiunte a quelle vecchie già scritte.
Locke elabora un metodo di notazione arguto e complesso, che ha suscitato ammirazione ma anche qualche critica.
Per una panoramica completa su funzionamento, pregi e difetti del metodo di Locke, vedi https://fs.blog/john-locke-common-place-book/
Il sistema di schede di Umberto Eco per gestire una bibliografia
Umberto Eco, in Come si fa una tesi di laurea, suggerisce un’idea semplice, ma che molti laureandi purtroppo non adottano: la schedatura dei libri letti durante un progetto di ricerca.
Le schede delle opere sono fogli scritti a manina santa (il libro di Eco è stato pubblicato nel 1977, quindi niente computer e schede digitali).
Le schede contengono alcune informazioni importanti.
“Tra tutti i tipi di schede, le più consuete e tutto sommato le più indispensabili, sono le schede di lettura: vale a dire le schede in cui annotate con precisione tutti i riferimenti bibliografici concernenti un libro o un articolo, ne stilate il sunto, ne traete alcune citazioni chiave, ne elaborate un giudizio, vi apponete una serie di osservazioni“
U. Eco, Come si fa una tesi di laurea, pag. 139
Guarda ad esempio una delle schede di lettura riportate da Eco nella sua opera.

Queste schede di lavoro verranno via via conservate in un archivio e saranno consultabili in tutto il percorso di ricerca. L’archivio crescerà con il passare del tempo.
Non perderti nei particolari della scheda. Il punto che voglio fare riguarda l’importanza di un lavoro di catalogazione delle fonti, senza mettere l’accento su questo o su quel metodo particolare. Ogni autore usa il suo.
Il mio approccio preferito, il metodo Zettelkasten di Niklas Luhmann
Il metodo Zettelkasten è dove vorrei condurti. Tra tutti quelli che ti ho mostrato, questo secondo me vince a mani basse.
Niklas Luhmann (1927-1998) è stato un filosofo e sociologo tedesco. Al di là del suo contributo alle suddette discipline, è diventato col tempo molto celebre per aver ideato il metodo Zettelkasten, che letteralmente significa la scatola delle note.

Luhmann è stato un autore prolifico. Ha scritto molte opere, tutte grazie al suo archivio. Alla fine era arrivato a scrivere l’esorbitante cifra di 90.000 schede.
Ad oggi il suo archivio è conservato all’Università di Bielefeld, dove Luhmann insegnava.
Chiudo questa sezione mostrandoti un giovane autore, Ryan Holiday.
Questo giovanotto ha creato un vero e proprio impero, scrivendo libri e pubblicando video su Youtube.
La fonte inesauribile delle sue idee così brillanti e di successo? Esatto, il metodo Zettelkasten (in formato cartaceo vecchio stile).

Cosa uso io per gestire i miei progetti di ricerca
Siamo alla fine di questa carrellata. Spero di averti convinto dell’importanza di un sistema di notazione per riuscire a gestire la conoscenza.
Nel tempo ho affinato sempre di più la mia tecnica per prendere note.
Ecco uno screenshot del mio Zettelkasten, costruito con una app, Obsidian.

Se fatto nel modo corretto, uno Zettelkasten ti permette di non avere mai più la sindrome da pagina bianca, avere sempre idee originali e scrivere testi di livello superiore.
